Argomenti sparsi visti con gli occhi di "uno di destra"
Per fortuna ci avviamo verso l'estate, perchè se fossimo a Febbraio gli sguardi d'ammiccamento tra Berlusconi e Veltroni potrebbero essere usati per lo spot dei baci Perugina. Il nuovo premier riconosce l'utilità del governo ombra di Veltroni e prende a prestito le sue battute: Ho avuto sempre la passione dell'ottimismo, credo che se lo vorremo davvero e tutti insieme, come direbbe pacatamente e serenamente il principale esponente dello schieramento a me avverso, se pò ffa', ce la possiamo fare.
Veltroni gli risponde così: L'Italia deve cambiare pagina e ciascuno deve dare il suo contributo. Raccolgo il suo invito e vorrei che si partisse subito con le misure per rendere più efficiente la macchina dello Stato.
Andando oltre, a Veltroni fa comodo essere riconosciuto come principale interlecutore da parte del Cavaliere, squassato com'è dalle mille correnti che si stanno riorganizzando all'interno del Pd e che vorrebbero fargli le scarpe dopo la disfatta elettorale. Berlusconi invece ha ormai iniziato la madre di ogni battaglia, quella che sarà la sua consacrazione definitiva come statista, la lunga cavalcata per diventare tra 5 anni il nuovo presidente della Repubblica. E' vero, qualcuno afferma che in politica 5 anni sono un'eternità, ma ora le mosse di Veltroni valgono doppio.
Il segretario del Pd ha infatti davanti una sfida ancora più difficile di quella combattuta durante la campagna elettorale. Dopo aver lavorato tanto per svelenire il clima, per trasformare l'Italia in un paese moderno in cui ci si confronta e non si demonizza l'avversario, in cui si votano le leggi che servono per il paese, anche se a proporle non sei tu, dopo tutto questo Veltroni non può rifiutare la mano tesa di Berlusconi.
Allo stesso tempo, però, rischia di presentarsi come troppo rinunciatario, come troppo buono nei confronti del Caimano e se, alla fine, la volontà di dialogo del Cavaliere si dimostrassero solo di facciata, Veltroni ci avrebbe perso la faccia. A quel punto i vari potenti del partito (D'Alema in testa) avrebbero gioco facile nel farlo fuori dal partito.
Veltroni si trova davanti a un bivio e qualunque strada scelga rischia di portare il Pd alla sconfitta perpetua: se dialoga con Berlusconi e il dialogo va a buon fine, sarà il Cavaliere a guadagnarci di più. Potrà ripresentarsi agli elettori come l'unico che in 15 anni è riuscito a costruire qualcosa di buono, in maniera condivisa.
Se Veltroni investe nel dialogo e questo va male, allora Uolter può tranquillamente dar l'addio al partito.
In entrambi i casi rischia di far perdere al suo partito tantissimi voti in direzione di Di Pietro e sinistra radicale.
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